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De Viris Illustribus

Questa sezione del sito è una dedica agli ex-studenti e agli ex-insegnanti che, per i loro meriti culturali e professionali , contribuiscono a dare lustro alla nostra scuola e alla sua ormai centenaria tradizione.

 

 

GENNARO PERROTTA
Gennaro Perrotta nacque a Termoli il 19 maggio 1900. Allievo di grande intelligenza e di precoce ingegno, a soli 16 anni portò a termine gli studi classici presso il nostro Liceo.

A Firenze fu allievo di Giorgio Pasquali, Gino Funaioli ed Ermenegildo Pistelli, "uomo d'ingegno grande che aveva senso di poesia".

Laureatosi appena ventenne, il Perrotta divenne dapprima docente di Lettere Classiche nei licei; fu nominato preside del Liceo Classico "Mario Pagano" di Campobasso: qui conobbe Nicola Scarano, insigne studioso di Dante ed uno dei primi scopritori del grande valore delle opere di Verga.

A Campobasso, il 15 aprile del 1921, il Perrotta esordì con la conferenza "Ulisse", che fu data alle stampe nel 1922 e per la quale lo stesso Perrotta dice: "Dall'audacia grande di aver trattato un argomento difficile e superiore alle mie forze può scusarmi soltanto la mia inesperienza giovanile". Era infatti giovanissimo, ma già si apprestava a pubblicare, tra il 1923 ed il 1930, circa trenta scritti e saggi di filologia greca che diedero nuovo splendore alla poesia di Teocrico Callimaco e Apollonio Rodio, e che lo portarono ad assumere la cattedra di Letteratura classica presso le università di Catania (1930-32), Cagliari (1932-35) e Pavia (1935-36), per passare poi alla cattedra di Grammatica greca e latina dell'Università di Firenze.

Dopo la scomparsa di Ettore Romagnoli, nel 1938 fu chiamato a succedergli sulla cattedra di Letteratura greca all'Università di Roma. Fu socio anche dell'Accademia fiorentina della Colombaria, dell'Accademia degli Arcadi e dell'Accademia Reale di Belle Arti di Saragozza.

Morì improvvisamente il 23 settembre 1962.

Il suo nome è legato soprattutto agli studi sui lirici e sui tragici greci, e ad una Storia della Letteratura Greca che, ancora oggi, resta un'opera di fondamentale rilevanza, un vero punto di riferimento per chiunque voglia dedicarsi agli studi classici. Ed è nostro onore poterlo ricordare sulle pagine di questo sito.

 

CESARE DE TITTA
Cesare De Titta nacque a Sant'Eusanio del Sangro il 27 gennaio 1862. Rimasto orfano di padre da bambino, fu educato dalla madre fino all'età di 16 anni, quando entrò nel Seminario di Lanciano per usufruire di una borsa di Studio. Concluse in soli tre anni e vestì l'abito talare anche se "...del prete non aveva nulla fuorché la veste."

Dal 1881 al 1889 insegnò latino e greco presso il Seminario di Venosa, di cui fu anche rettore. Nella patria di Orazio si dedicò interamente agli studi e compose i "Saggi di traduzione da Catullo", poi stampati al ritorno in Abruzzo, nel 1890, presso la storica casa editrice Barabba.

Questa sua opera gli valse il diploma honoris causa di insegnante di lettere da parte del Ministero e, in seguito a concorso, ottenne la cattedra nel nostro Ginnasio, dove iniziò la sua attività di docente nel 1891.

Svolse attività di consulente per la casa editrice Carabba, per la quale produsse due famose grammatiche ad uso didattico: "Grammatica della lingua viva" e "Grammatica della lingua latina".

Insegnò nel Ginnasio di Lanciano fino al 1926,rifiutando più volte incarichi importanti presso le Università di Roma e Napoli, per rimanere legato alla sua terra fino alla morte che lo colse il 14 febbraio 1933, presso Sant'Eusanio del Sangro, dove si era ritirato a conclusione della sua carriera di insegnante. Nella sua villula, dal gioioso nome di Fiorinvalle, sono stati ospiti personaggi illustri della cultura nazionale del primo novecento. Ne citiamo solo alcuni: D'Annunzio, Pirandello, Gentile, Orano, Illuminati, Tinozzi.

Vastissima la sua produzione letteraria, in cui impiega la lingua italiana, quella latina ed il dialetto abruzzese (donde deriva l'appellativo di poeta dai "tria corda"). Si ricordano in particolare: i due volumi delle "Poesie", "Canzoni abruzzesi", "Canzoniere", "Gente d'Abruzzo" (raccolta di poemetti) e "Cantus et flores" (in lat.).

 

ENRICO PAPPACENA
Pappacena nasce a Napoli il 5 dicembre 1889 e a Napoli compie gli studi ginnasiali e liceali, compagno di banco di Michele Kerbaker, il più autorevole orientalista di quei tempi, si laurea a Napoli nel luglio del 1914 in Scienza delle Religioni.

Lo avvicina alla poesia il più cario dei suoi amici, Annunzio Cervi, che muore nella battaglia del Grappa durante la Grande Guerra. Interrompe l'insegnamento - a cui si era dedicato - agli inizi del 1918 perché chiamato alle armi.

Viene inviato a Nancy in Francia dove presso il Consolato Generale tiene corsi di letteratura italiana (più specificamente danteschi) fino al settembre del 1920.

Ottiene ampi riconoscimenti da parte del Ministero della P.I. francese ( Diploma di Officier d'Acadèmie, 25 settembre 1920). Rientrato in Italia viene assegnato nel 1921 al Liceo Classico di Lanciano ed ivi resta fino al 1943, prima come insegnante e quindi come preside; è questo il periodo in cui dirige la rivista mensile internazionale "I nostri Quaderni" avendo come collaboratori i più illustri specialisti del tempo.

Passa quindi all'Umberto I di Napoli dove resta sino al 1946. Dal '46 al '62 ricopre presso l'Università di Bari prima la cattedra di Religioni e Filosofie dell'India ed Estremo Oriente poi quella di Storia delle religioni.

È stato slavista, germanista e soprattutto indologo e, tra gli studiosi italiani di indologia, occupa un posto singolare: quello non di dottrinario né di traduttore, ma di divulgatore di capolavori indiani. È impossibile ripercorrere l'intera sua attività di autore di importanti volumi e saggi (circa 500 voci): pertanto basti ricordare l'ampia opera su Gogol, la monografia di A. Stefen (la prima in Italia sullo scrittore svizzero-tedesco) ed il saggio su G.Hauptmann.

Fu anche valido poeta e la sua allieva ed assistente Augusta Lestingi ricorda 3600 Canti e un "Diario Lirico".

 

GIULIO BORRELLI
Abruzzese, laureato in giurisprudenza, giornalista di fama internazionale, è stato caporedattore e direttore del Tg1, conduttore del telegiornale delle 20:00, ideatore e anchor-man di trasmissioni e di servizi di approfondimento sulle principali vicende italiane. Editorialista di "Paese Sera" alla fine degli anni Ottanta, ha collaborato con il "Tv Radiocorriere" raccontando, fra l'altro, il rapporto tra italiani e televisione emerso dalla ricerca dell'Istituto per gli studi sulla pubblica opinione, una delle indagini più approfondite realizzate su questo tema.

Attualmente è corrispondente da New York per la RAI.

 

PAOLO GAMBESCIA
Paolo Gambescia è giornalista dal 1970. Ha iniziato la sua attività a "L'Unità", dove è rimasto per quattordici anni, occupandosi in modo particolare di terrorismo e di mafia.

Dopo una breve parentesi a "L'Occhio", giornale fondato da Maurizio Costanzo, è passato a "Il Messaggero", prima come inviato poi come redattore capo e, infine, come vice direttore.

È stato direttore de "L'Unità" dall'agosto 1998 al settembre 1999, data in cui ha assunto la direzione de "Il Mattino". Dal 1 luglio 2002 è tornato a "Il Messaggero" in qualità di direttore.

È autore di libri sull'amministrazione della giustizia e di inchieste televisive su grandi temi giudiziari e sociali.

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